Differenza, identità, violenza: Conversazione con René Girard
Di Sergio Benvenuto | Intervista a Parigi (Novembre 2001), traduzione dal francese di G. Joele. Pubblicata su Dialegesthai (2003)
“Il desiderio non è mai lineare né spontaneo. È sempre mediato dall’altro. È quello che definisco desiderio mimetico.” — René Girard
1. La Teoria Mimetica del Desiderio: da Paolo e Francesca a Don Chisciotte
Sergio Benvenuto: Professor Girard, lei ha elaborato una teoria mimetica del desiderio. In che cosa consiste?
René Girard: Un esempio straordinario di desiderio mimetico si trova nel quinto canto dell’Inferno di Dante, nell’episodio di Paolo e Francesca.
Francesca è la sposa del fratello di Paolo e inizialmente sembrano non essere affatto innamorati l’uno dell’altro. Passano il tempo a leggere il romanzo cavalleresco Lancillotto del Lago, dove la regina Ginevra si innamora dell’eroe Lancillotto. Nel momento in cui il cavalier Lancillotto bacia la regina, anche Paolo e Francesca si baciano. Così ha inizio il loro amore.
Una spiegazione di Dante sta nella famosa frase: «Galeotto fu il libro e chi lo scrisse». I libri non sono innocenti: dietro ogni libro c’è un autore che cerca di sedurti e che fa sì che tu voglia imitarlo. Nella mia terminologia il libro svolge la funzione di mediatore, di modello di Paolo e Francesca: il loro amore è dunque un amore copiato.
Anche Don Chisciotte imita i romanzi cavallereschi. Egli afferma che il miglior cavaliere errante è Amadigi di Gaula e decide di imitarlo. È dall’Altro che Don Chisciotte attinge i suoi desideri, anche se lo fa con un impulso così tenace che secoli di critica l’hanno confuso con uno spirito autonomo. Perché quella della mimesi è una lezione semplice da apprendere, ma alla quale la nostra cultura oppone ogni resistenza possibile.
Nel Romanticismo dell’Ottocento, l’amore di Paolo e Francesca è stato dipinto come il modello dell’amore romantico spontaneo e autentico. Il paradosso è che per essere spontanei avevano bisogno di un modello, che è l’esatto contrario della spontaneità!
2. I grandi romanzieri e la struttura triangolare del desiderio
Benvenuto: Lei ha più volte ripetuto che i grandi romanzieri ne sanno più di tutti i nostri specialisti di scienze umane a proposito di desiderio.
Girard: Ne sono convinto. Scrittori come Stendhal, Proust e soprattutto Dostoevskij ci mostrano che non c’è mai un desiderio semplice che colleghi in linea retta un soggetto a un oggetto. C’è sempre di mezzo un terzo: un modello di cui si tenta di imitare il desiderio.
Spesso è un modello sociale (l’opinione pubblica, le mode), ma può essere anche un modello individuale: qualcuno che ammiriamo profondamente e di cui imitiamo il desiderio, finendo poi per desiderarne l’oggetto.
La rivalità mimetica nelle democrazie
Un periodo particolarmente significativo è l’Ottocento, quando in Europa comincia a delinearsi un universo democratico in cui le gerarchie si dissolvono. Allora diviene evidente ciò che prima era eccezionale: l’uno desidererà lo stesso oggetto dell’altro, così da diventare suo rivale.
La rivalità mimetica produce una continua tensione nei rapporti umani. Se il rivale non è capace di resisterci, l’oggetto finisce per non interessarci più; se invece il rivale resiste, siamo infelici perché non possiamo conquistare l’oggetto. Comincia così la dinamica dello snobismo (Proust) o dell’invidia: l’incanto della cosa svanisce non appena viene posseduta.
3. La critica a Lacan e allo Strutturalismo
Benvenuto: Non trova che queste sue osservazioni sul desiderio mimetico siano in sintonia con quelle di Lacan, quando afferma che “per gli esseri umani il desiderio è il desiderio dell’Altro”?
Girard: Lacan ha trattato questa tematica con una retorica poco concreta e iper-metaforica. Per Lacan la “simbolicità” c’è e basta, mentre per me il reale dei rapporti umani è sempre la reciprocità: sia nella dimensione positiva (amicizia, doni) sia in quella negativa (inimicizia, ostilità, guerre).
Tutta la scuola teorica francese (Lévi-Strauss, Lacan, Derrida) tende a negare le origini violente della cultura e la reale esistenza della crisi sacrificale e della sua risoluzione vittimaria.
4. Edipo, Freud e lo Skandalon (La pietra d’inciampo)
Benvenuto: Non crede che il conflitto edipico freudiano possa essere interpretato secondo la sua logica mimetica?
Girard: Proprio così. Il funzionamento dell’Edipo è del tutto riconducibile a un triangolo mimetico: il figlio imita il padre e, desiderando ciò che il padre possiede, entra in rivalità con lui. Freud ha colto l’effetto ma ha sbagliato la diagnosi, riducendo la paternità al puro conflitto edipico.
Cos’è lo Skandalon?
Il principio dello skandalon (scandalo o pietra d’inciampo) è il principio della ripetizione sintomatica: l’ostacolo in cui ti imbatti è anche l’oggetto del tuo desiderio. Poiché il desiderio mimetico cerca l’ostacolo, se l’ostacolo oppone resistenza, chi desidera si accanirà ancora di più contro l’ostacolo, entrando in un circolo vizioso masochistico.
5. Il Meccanismo del Capro Espiatorio e la Rivelazione Giudaico-Cristiana
Benvenuto: Come si collega la teoria mimetica al concetto di capro espiatorio e al messaggio cristiano?
Girard: Nei miti arcaici e nelle società primitive, la rivalità mimetica diffusa rischia di distruggere l’intera comunità (crisi di indifferenziazione). La comunità risolve la violenza convergendo unanimemente contro una vittima innocente (il capro espiatorio). L’uccisione o l’espulsione della vittima riporta la pace, e la vittima viene poi sacralizzata dal mito, che la dipinge come colpevole della crisi e salvatrice della pace.
La svolta del testo Giudaico-Cristiano:
I testi biblici (i Salmi, Giobbe, Isaia) e soprattutto i Vangeli compiono una rivoluzione storica inaudita: smascherano la menzogna del capro espiatorio e proclamano l’innocenza della vittima.
Nello scontro tra la folla e Gesù, i Vangeli mostrano che Gesù è un capro espiatorio innocente. Con la sua morte e risurrezione, il sistema sacrificale arcaico fallisce per sempre: non possiamo più credere all’innocenza dei persecutori. La modernità nasce proprio da questa rivelazione dell’innocenza della vittima.
Conclusioni
Il pensiero di René Girard ci invita a riconoscere l’illusione dell’autonomia dei nostri desideri e a comprendere come la violenza sociale e la ricerca di capri espiatori siano tentativi arcaici di gestire la rivalità mimetica. La cultura moderna, imbevuta del messaggio evangelico, è chiamata a difendere le vittime e a decostruire i meccanismi di persecuzione collettiva.
