Silvia Amati Sas: tra psicoanalisi, trauma sociale e impegno etico

Silvia Amati Sas: tra psicoanalisi, trauma sociale e impegno etico

di Carla Agostinis e Helen Brunner

“L’esperienza dell’emigrazione mi ha obbligata ad avere un’attenzione particolare al sociale e a cercare di integrare i contesti e i pensieri”

— Silvia Amati Sas (2014)


Una formazione internazionale e multidisciplinare

Silvia Amati Sas nasce a Buenos Aires da genitori argentini laici, figli di emigrati ebrei ucraini. Si laurea in medicina nel 1956 a Buenos Aires, indirizzandosi inizialmente verso la pediatria.

Nel 1957 sposa un fisico italiano e si trasferisce a Roma, dove frequenta la clinica pediatrica prima di iscriversi a Neuropsichiatria Infantile nell’Istituto allora diretto da Giovanni Bollea.

Nel 1959 la professione del marito la porta a Ginevra. Lì lavora come assistente prima presso la Clinica Psichiatrica, poi presso il Servizio Medico Pedagogico, entrambi diretti dal celebre professor Julián de Ajuriaguerra. Amati Sas partecipa attivamente al modello innovatore di Ajuriaguerra, secondo cui la cura del paziente psichiatrico doveva includere aspetti riabilitativi, sociali e relazionali, oltre all’obbligo per i collaboratori di intraprendere una psicoanalisi personale.

“Durante la mia lunga psicoanalisi ginevrina la mia vocazione trovò la sua strada.”

Questa esperienza le consente di integrare la sua vocazione medica (ereditata dal padre pediatra) con quella pedagogica (acquisita dalla madre, direttrice di una residenza educativa estiva). In quegli anni inizia la formazione psicoanalitica nella Società Psicoanalitica Svizzera, diventandone membro ordinario con funzioni di training.

Nel 1961 viene nominata capo équipe neuropsichiatra al Servizio Medico Pedagogico di Ginevra, dove René Diatkine era docente e supervisore. Si specializza in neuropsichiatria infantile nel 1968. Negli anni successivi, fino al suo trasferimento a Trieste nel 1993, lavora come consulente, supervisore, psichiatra e psicoanalista in diversi servizi psichiatrici ginevrini.

La sua formazione è segnata da incontri fondamentali con grandi maestri:

  • Raymond de Saussure e René Spitz a Ginevra
  • Evelyne Kestemberg a Parigi
  • Paul Parin a Zurigo

A partire dagli anni ’60 frequenta seminari a Parigi e congressi internazionali, dove incontra altri influenti psicoanalisti argentini come Isidoro BerensteinYolanda Gampel e Janine Puget.


La violenza di Stato, la tortura e i meccanismi di sopravvivenza psichica

Negli anni ’70, di fronte alle drammatiche dittature e alla violenza di Stato nei Paesi latinoamericani, Amati Sas sviluppa un profondo interesse per la psicopatologia della violenza sociale.

Partecipa alle attività del Comitato Svizzera-Uruguay (1973), dove incontra una donna esiliata che denuncia non solo le torture subite, ma anche l’uso strumentale delle conoscenze psicologiche e psicoanalitiche da parte dei torturatori.

“Il problema per me era fare la denuncia, ma non trasmettere perversità…”

Da questo dilemma etico e clinico nasce nel 1977 il suo celebre lavoro: “Qualche riflessione sulla tortura per introdurre una discussione psicoanalitica”.

Per comprendere questi fenomeni, Amati Sas integra nella psicoanalisi il modello teorico di José Bleger sulla comprensione dei fenomeni psichici nel loro contesto sociale.

I concetti chiave della sua teorizzazione:

  1. “Adattamento a qualsiasi cosa” (universale e presoggettivo): Di fronte alla violenza estrema, la mente umana attua un meccanismo basico di adattamento e sottomissione per garantire la sopravvivenza biologica immediata.
  2. “L’oggetto da salvare” (soggettivo e intimo): Nella psicoterapia di pazienti sopravvissuti a traumi estremi, emerge la costante preoccupazione di proteggere nel pensiero un nucleo affettivo intimo. Questo “oggetto da salvare” rappresenta la continuità psico-affettiva che sfida e resiste alla violenza subita.
  3. Ambiguità e vergogna: Amati Sas approfondisce il ruolo della vergogna come segnale del recupero del conflitto interno. La vergogna si attiva quando il soggetto prende coscienza del proprio adattamento alla violenza o al conformismo quotidiano (consenso, collusione, pressione sociale).

L’impegno etico e la dimensione transculturale

L’impegno etico costituisce il filo conduttore dell’intera opera di Silvia Amati Sas. Il suo interesse per il transoggettivo e il transculturale l’ha portata a ricoprire il ruolo di Presidente della EATGA (European Association Transcultural Group Analysis) dal 2005 al 2013.

Da oltre vent’anni vive e lavora a Trieste, svolgendo attività clinica, didattica e di supervisione. Svolge da molti anni attività formative presso l’Associazione Studi Psicoanalitici (ASP) di Milano, è stata docente presso la Scuola di Specializzazione in Psicologia del Ciclo di Vita dell’Università di Trieste ed è Membro Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana (SPI).


Bibliografia essenziale per aree tematiche

Violenza sociale, trauma e tortura

  • Amati Sas, S. (1977). Qualche riflessione sulla tortura per introdurre una discussione psicoanalitica. Rivista di Psicoanalisi, 23, 3.
  • Amati Sas, S. (1985). Megamuertos ¿unidad de medida o metáfora? Revista de Psicoanálisis, 42.
  • Amati Sas, S. (1998). Crimini dell’umanità e psicoanalisi: quale felicità? Psiche, 2.
  • Amati Sas, S. (2004). La violenza sociale traumatica: una sfida alla nostra adattabilità inconscia. In Borgogno F. (a cura di), Ferenczi oggi, Bollati Boringhieri.
  • Amati Sas, S. (2005). Ambiguity as a defence in extreme trauma. Panel on Trauma and torture, IPA Congress, Rio de Janeiro.

Ambiguità e vergogna

  • Amati Sas, S. (1992). Ambiguity as the route to shame. International Journal of Psycho-Analysis, 73.
  • Amati Sas, S. (1996). Psicoanalisi dell’ambiguità. In Ambiguità, Longo G.O., Magris C. (a cura di), Moretti&Vitali.
  • Amati Sas, S. (2003). Vergogna, ambiguità e spazi della soggettività. Revue Française de Psychanalyse.

Etica psicoanalitica, transoggettività e conformismo

  • Amati Sas, S. (1994). Etica e Trans-soggettività. Rivista di Psicoanalisi, XL, 4.
  • Amati Sas, S. (2010). Conformismo sociale e ovvietà del pregiudizio. Quaderni degli Argonauti, 27-36.
  • Amati Sas, S. (2011). Riflessioni sulla transculturalità. In Cusin A., Leo G. (a cura di), Psicoanalisi e luoghi della negazione, Edizioni Frenis Zero.
Pubblicato in Letture.