La Psicoanalisi, assieme a Filosofia Critica, Filosofia della Mente, Filosofia della Tecnologia (in particolare della Intelligenza artificiale), è chiamata a dare un sostanziale contributo per la comprensione di fenomeni e segnali di formazioni sintomatiche che alterano l’equilibrio psichico per l’attivazione dell’irruenza dell’inconscio collettivo travolgendo la consapevolezza critica.
Pur avendo superato 125 anni dalla geniale fondazione di Sigmund Freud, la Psicoanalisi non è riuscita a realizzare appieno la sua funzione sociale e culturale di rilevanza antropologica e rivoluzionaria per la costruzione di una Civiltà da molti auspicata come secondo Rinascimento.
Si può dire che (quasi) nessuno, oggi, dubita del fatto che la dinamica dell’inconscio e la dialettica continua tra inconscio e coscienza costituiscono il fondamento del carattere di ciascuna personalità e della collettività umana nella sua complessità.
Certamente è stata influenzata dall’Arte, dalla Mitologia, dalla Filosofia, dalla Medicina, dalla Storia, dall’Antropologia, ma, a sua volta, ha influenzato l’Arte, la Filosofia, ha insegnato la soggettività in Medicina e, in generale, in tutti gli atti dell’agire umano grazie al dettato freudiano “l’Io non è padrone in casa propria”.
Si potrebbe sostenere che la Psicoanalisi si sia costituita come una Scienza “tra” Arte-Scienza-Religione, perché interroga come nasce il pensiero, il sentimento, l’emozione, la fede!
Tuttavia, fin dalla sua fondazione e, ancor peggio, dalla sua istituzionalizzazione, la psicoanalisi si è contraddistinta per i suoi processi di scissione (come del resto succede nella Politica, nella Chiesa ecc.), dai primi tempi (vedi Jung, Adler) a seguire (vedi Lacan, M. Klein versus A. Freud, Psicologia dell’Io versus Psicologia delle Relazioni Oggettuali versus Psicologia del Sé, Psicoanalisi unipersonale, Psicoanalisi come campo bi-personale e/o bi-pluri-personale, Psicoanalisi Interpersonale, Psicoanalisi Intersoggettiva, ecc. ecc.) per giungere ad una imbarazzante situazione per cui è diventata quasi impropria l’espressione Psicoanalisi (anche qui contrapposta a Psicanalisi), mentre sarebbe più corretta l’espressione le Psic(o)analisi.
In fin dei conti, si può dire che il fondamento scientifico paradigmatico della Psicoanalisi sia come Scienza che come Prassi, per buona parte confortate dalle Neuroscienze (cfr. Kandel, Edelman, Damasio, Rizzolati, Gallese et al.) e dalla ricerca empiricamente fondata (cfr. Luborsky, Levy-Ablon-Kächele, Fonagy, Westen et al.) risiede nelle sue componenti essenziali:
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Inconscio e dialettica Conscio/Inconscio
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Tra-nsfert, tra-sferimenti, tra-slazioni, tra-sformazioni, come manifestazione della dialettica Conscio/Inconscio (includendo identificazione proiettiva, contro- identificazione proiettiva, contro-transfert, ecc. ).
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Sogno e sue interpretazioni
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Alleanza d’aiuto (o terapeutica)
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Interpretazione e significazione (grazie alla Nachträglikcheit, après-coup, attribuzione retrospettiva di significato).
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Se fossimo d’accordo nel considerare tutto ciò come “Paradigma fondamentale della Psicoanalisi” e delle Psicoterapie che ad essa si ispirano nell’applicazione non solo alla pratica terapeutica, dovremmo convenire che è quanto mai opportuno un lavoro di integrazione dei vari saperi e buone pratiche fin qui acquisite per proporre alla Società allargata una sorta di antropopsicoanalisi per la realizzazione di un vero progresso di Civiltà.
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Considerando la rilevanza del concetto di inconscio (sia nella dimensione individuale che collettiva) appare evidente che l’evoluzione dell’Umanità sia il risultato di un processo lento, faticoso e profondamente soggettivo di una progressiva acquisizione di consapevolezza e assunzione di responsabilità della vita psichica.
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In tal senso la storia della evoluzione delle credenze laiche e religiose è un’ottima testimonianza della lunga e faticosa marcia sostenuta dalla Coscienza per l’anelito alla conoscenza degli sconfinati territori dell’Ignoto, dell’Inconscio.
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È altresì vero che una Società segnata da gravi carenze, ingiustizie, maltrattamenti e vessazioni degli umani verso i propri simili e verso l’ambiente di vita, perverte la struttura stessa del rapporto Conscio/Inconscio, predisponendola a vivere come traumatizzante il confronto con la vita.
In sostanza esiste un rapporto di reciprocità tra realtà di Psiche, realtà di Natura e realtà concreta della vita quotidiana socialmente organizzata. -
E’ vero che la psicoanalisi ha influenzato molti aspetti della vita contemporanea attraverso l’arte, la cinematografia, la letteratura, il modo di concepire la cura del disagio psichico, la formazione di una buona parte degli operatori della salute mentale e dell’assistenza sociale; tuttavia, è pur vero che la psicoanalisi e le diverse psicologie psicodinamiche che derivano da essa non sono riuscite ancora ad incidere profondamente nella Società complessiva.
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Varie sono le ragioni di tale ragionevole pessimismo freudiano (L’avvenire di un’illusione del 1927, il disagio della civiltà del 1929, Perché la guerra?, epistolario con Einstein del 1932).
Ne esaminiamo alcune senza pretese di esaustività:
L’INCONSCIO FA PAURA.
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L’inconscio evoca il senso dell’ignoto, dell’estraneità, della non padronanza di sé, della pazzia.
E’ infatti inquietante sentire che il proprio Io “non è padrone in casa propria”, ma è influenzato, talvolta travolto, da una forza oscura e misteriosa che appare incomprensibile alla coscienza. -
Da Freud ad oggi, grazie ai contributi di Jung, Abraham, Ferenczi, Fairbairn, Melanie Klein, Bion, Winnicott, Lacan, Kohut, Meltzer, Fordham, Matte-Blanco, Ogden, Grotstein (e tanti altri) e alle conoscenze delle moderne neuroscienze, è diventato sempre più evidente che la difficoltà della relazione Conscio-Inconscio risiede in una “antinomia costitutiva dell’uomo” legata alla sua struttura radicalmente bi-logica (cfr. Matte Blanco), la logica del sentire e la logica del pensare, la logica delle sensazioni somatiche e delle emozioni e la logica del sentimento, del ragionamento e del giudizio critico ecc
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Da ciò deriva che il destino di “normalità e follia” dipenderà dall’equilibrio dinamico di tali forze in campo.
Educare la Coscienza ad aprirsi all’Inconscio è, quindi, un’impresa di allargamento e approfondimento del campo della consapevolezza, cioè di reale progresso della Società.
DIFFICOLTA’ DELLA DIVULGAZIONE DELLA CULTURA DELL’INCONSCIO E DELLA SUA RELAZIONE CON LA COSCIENZA.
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E’ necessario che psicoanalisti ben qualificati e dotati di capacità divulgative escano dai loro studi e, intervenendo in contesti diversi (scuole, aziende, sanità pubblica, ecc.) aiutino anche le persone meno colte a comprendere il valore fondamentale del sapere psicoanalitico fondato sulla scoperta dell’inconscio e dei suoi modi di manifestarsi nel reale della vita concreta quotidiana, talora arricchendo la coscienza di ispirazioni creative, tal altra sommergendola e trascinandola in dimensioni oniriche che agli occhi della coscienza appaiono come forme di follia.
LA SISTEMATICA DENIGRAZIONE DELLA PSICOANALISI.
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La scarsa conoscenza e la difficoltà a far dialogare la pratica clinica con i dati emergenti dalla ricerca empiricamente fondata contribuiscono a mantenere la denigrazione della psicoanalisi quale scienza non dimostrabile secondo i canoni condivisi nella cosiddetta comunità scientifica (misurabilità, attendibilità statistica, replicabilità delle sperimentazioni ecc.), sia come pratica terapeutica, soprattutto dopo l’espansione della moderna psicofarmacologia e delle psicoterapie cognitivo-comportamentali.
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I principali attacchi:
• Non è scientifica
• E’ una pratica terapeutica lunga, costosa e solo per ricchi e per persone di cultura superiore
• Crea dipendenza nei confronti dello psicoanalista
• L’impianto teorico e metodologico su cui si basa non ha alcun fondamento scientifico ecc.,ecc.
• Può far male perché svela i conflitti interni
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E’ chiaro che la maggior parte di questi moti denigratori sono nati dalla passata contrapposizione tra psicoanalisi e psicofarmacologia, psicoanalisi e psichiatria (soprattutto quella ad indirizzo medico biologico), psicoanalisi e altre dottrine psicologiche (comportamentismo in particolare e, per molti aspetti, il vetero-cognitivismo).
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Il fatto è che l’inconscio, comunque denegato, disconosciuto, misconosciuto, agisce (ci agisce!) riversandosi sulla (o al posto di) coscienza sotto forma di sintomi.
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Ed è a tutti evidente oggi come la società contemporanea sia caratterizzata da epidemie di nuovi sintomi (tossicodipendenze di vario genere, disturbi dell’alimentazione, discontrollo degli impulsi, maltrattamenti diffusi e di vario tipo del corpo, gravi conflittualità nei rapporti interpersonali, maltrattamento dei bambini fino all’infanticidio, difficoltà o incapacità di amare etc. etc.) che configurano una società “borderline” e che il sociologo Zygmunt Bauman ha descritto come “società liquida”.
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In sostanza, la coscienza non equipaggiata da una adeguata funzione simbolica vivrà l’emergere dell’inconscio nel reale come un trauma incomprensibile, una catastrofe.
SFATIAMO I SOLITI LUOGHI COMUNI.
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Le conoscenze attuali, sia nel campo della ricerca clinica che in quello delle neuroscienze e delle scienze sociali, permettono di restituire alla psicoanalisi in quanto teoria della personalità e metodo di trattamento della relazione Conscio/Inconscio una rilevanza di primo piano.
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Alcuni modelli psicoanalitici hanno trovato forti somiglianze e conferme da parte di modelli neuroscientifici (ad esempio gli esperimenti di Eric Richard Kandell, i lavori di Gerald Edelman, gli studi sui neuroni specchio dei nostri neuroscienziati di Parma Giacomo Rizzolati, Vittorio Gallese, Leonardo Fogassi) sostenendone, per “ragionevole inferenza” il fondamento scientifico.
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Ricercatori come Luborsky hanno fornito prove scientificamente valide sul transfert ( nella sua dimensione temporale “qui-e-ora-lì-e-allora, mentre numerose ricerche hanno convalidato l’efficacia della psicoanalisi e delle psicoterapie psicoanalitiche nel trattamento dei disturbi psichici.
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Alcune ricerche sulla soddisfazione dell’utente hanno convalidato le terapie più lunghe come le più efficaci e stabili nel tempo.
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La cosiddetta dipendenza del paziente dall’analista si rivela una favoletta metropolitana che nasce dalla confusione concettuale tra dipendenza-sottomissione-plagio, tipica delle relazioni perverse e inter-dipendenza come legame cooperativo e reciproco, tipica delle relazioni leali, sincere, creative nelle quali il prodotto della relazione è il risultato della cooperazione dei partecipanti (un vero, sincero e leale psicoanalista non potrebbe far nulla senza la cooperazione sincera, leale di un vero, sincero e leale paziente-analizzante).
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E’ esperienza comune tra gli psicoanalisti fin dai tempi di Freud tenere in cura qualche paziente a “costo politico” o gratuitamente per un tempo significativamente lungo; ed è ormai una prassi di piccoli gruppi di terapeuti assumere in cura pazienti “non ricchi” e non particolarmente colti senza contare la larga diffusione del metodo di analisi di gruppo e la formazione di cooperative solidaristiche