Parte Prima

Le nozze di Ipazia e Orso Mandalamente

Ipazia e Orso Mandalamente si sposarono in autunno.
Per la cerimonia scelsero un alpeggio incoronato dai monti. Si erano conosciuti pochi mesi prima. Erano molto giovani. Ipazia non aveva esperienza della vita e ne aveva paura.
Si aggrappò a Orso come a una liana.
Stretti uno all’altro, si lanciarono nel futuro.

Quella mattina il sole si levò di buon’ora, prima freddo e radente, poi allegro.
Infine, s’allargò a dismisura sopra l’erba, che il vento delicatamente pettinava.

Gli invitati arrivarono alla spicciolata, vestiti di velluto pesante – ai piedi scarponi da ascensione con lacci di cuoio e stelle alpine in rilievo sulle tomaie.
Gli uomini impugnavano bastoni sobri e diritti, le signore con manici d’argento o d’avorio.

Si stupirono quando, dopo tanto camminare, si spalancò davanti a loro, tra l’ondulazione dei monti, il pascolo delle nozze. Parve loro sterminato. Invece, il futuro lo assediava, facendone un punto nel tempo.

Tutto era pronto. Le mucche ruminavano in silenzio – gli occhi puntati sulle zolle di neve perenne in cima alle vette.
Così si compì il rito, che a Ipazia ricordò quello della prima comunione.

Intuì la sua impreparazione al salto nella vita, e nella vita a due, da quell’inaspettata percezione del ripetersi di un’esperienza infantile.
Come se nulla, da allora, fosse cambiato.

Come se non potesse cambiare la sua paura degli anni, lo stupore davanti agli istanti, agli eventi, agli adulti.
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