Parte Sesta

 Ipazia sono io

Ipazia sono io, che scrivo d’Ipazia.
È iniziata così.
Poi, a ruota, altre sessantamila parole.

Sessantamila foglie destinate a un autunno di vento e a un inverno impietoso.

Che ne rimarrà?

Devo metterle al sicuro dai capricci del tempo.

Non sono tanto preziose da meritare accorgimenti speciali.

Preziose o no, ormai ci sono, e le devo custodire.

Mostrarle.
A un pubblico.
Da conquistare.
Questo il modo migliore per metterle al riparo.

Affidare sessantamila parole, fragili come foglie, a un pubblico.

Ho bisogno di un pubblico.

Ho bisogno di spettatori.

 Ne basterà uno.
Lo chiamerò Spettatore, e sarà un fantasma della maturità.

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