Empatia

Uno studio sul processo attraverso l’empatia.

Chiara Morandi

Relazione presentata al II Convegno Nazionale della Società di Psicoterapia della Ricerca “La Psicoterapia: la ricerca per la qualità della clinica” – Palermo – 18/21 ottobre 2001

Articolo pubblicato sulla rivista: Ricerca in Psicoterapia Vol.5, num.1-2, Gennaio – Agosto 2002

Introduzione

Da un po’ di tempo si sente parlare di empatia.
Sia negli ambiti psicoanalitici che in quelli psicologici e sociali e anche in quelli strettamente di
competenza della ricerca empirica questa parola echeggia un po’ misteriosa, un po’ inquietante.
E’ opportuno allora cominciare a chiedersi in modo più approfondito che cosa intendiamo per empatia.
Empatia è la traduzione della parola inglese “empathy” coniata per tradurre il termine tedesco “Einfùhlung”, ma ha anche un’altra origine: dal greco empatheia; già questa differenziazione crea
una serie di confusioni, dal concetto di “immedesimazione”, che sottende un processo di identificazione, vicino al termine tedesco, al concetto, più relazionale, di entrare nella sofferenza dell’altra persona, letteralmente dal greco.
Potremmo anche azzardare un parallelo con l’evoluzione del concetto di empatia dall’estetica tedesca del XIX° secolo, dove costituisce un’esperienza di romantica fusione dell’anima con la natura, esperienza dunque dove esiste una sensibilità soggettiva e una realtà obiettiva, al concetto di empatia di Theodor Lipps, che in un saggio del 900 la definisce come una funzione psicologica fondamentale per l’esperienza estetica, e dove la sensibilità umana è proiettata nelle forme con gli atti costruttivi dell’occhio e dell’interpretazione visiva.

Questo è solo l’incipit, scarica l’articolo completo Morandi EMPATIA:

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